La 2CV di Italo

L’incontro citronico di oggi è del tutto casuale. Siamo appena arrivati nella periferia di Domodossola, quando la nostra attenzione viene catturata da una 2CV ferma in prossimità di un capannone. Facciamo il giro dell’isolato per evitare un’azzardata manovra in retromarcia, ed eccoci davanti all’officina di un gommista-carrozziere.
Apparentemente nel locale non c’è nessuno, ma dopo pochi secondi arriva il titolare di quell’attività che, alla vista della nostra furgonetta, pare illuminarsi in volto.
Si chiama Italo, e la 2CV è proprio la sua auto. No, non è un richiamo pubblicitario, la utilizza quotidianamente da quando, qualche anno fa, l’ha salvata da sicura demolizione e dalle incaute mani di un giovinastro.
Il restauro è stato radicale e ha comportato il distacco della scocca dal telaio, e fin dalle prime volte che si è seduto al volante, Italo aveva deciso che avrebbe venduto la Lancia storica in suo possesso per fare della 2CV l’unica sua auto.
Bravo!

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La bottega del cappellaio

Ma la cittadina piemontese ci riserva un’altra sorpresa.
A passeggio per la zona pedonalizzata, ci troviamo davanti a una vetrina che pare uscita da un film di fine Ottocento. È la bottega di un cappellaio-ombrellaio, che mai si sognerebbe di ammodernarla.
“Apparteneva al mio bisnonno – ci racconta – e neanche mio nonno o mio padre hanno mai avuto la tentazione di sostituire gli arredi con altri più moderni. Figurarsi se lo faccio io!
Certo, con questo lavoro ormai fuori dal tempo non diventerò ricco, ma mi basta per vivere.”
Imboccando la superstrada in direzione d’Ivrea, pensiamo ancora a quel frammento di storia che abbiamo lasciato alle spalle.

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