Eccoci alla conclusione delle prime due tappe, che definiremmo di trasferimento se non avessimo attraversato territori di grande interesse paesaggistico.
Gli altipiani del medio Atlante che ieri e oggi hanno visto transitare la nostra colorata carovana potrebbero da soli giustificare il viaggio e ricordare il suolo lunare se non fosse per quel terreno bruno in cui faticano a crescere cespugli ispidi e qualche sparuta macchia di vegetazione d’alto fusto che sfida il vento.
Ma prima di viaggiare costantemente a quote tra i 1500 e i 2000 metri, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere da vicino le bertucce che abitano i primi contrafforti del grande massiccio marocchino.
Per quanto in pericolo di estinzione, questa specie animale non diffida dell’uomo e gli si avvicina nella speranza di ottenere qualche boccone di cibo.
Il clima è decisamente rigido, e se qualche traccia di neve ai lati della strada testimonia il maltempo delle passate settimane, riusciamo a raggiungere senza problemi il punto tappa previsto dopo una percorrenza di circa 340 chilometri.
La temperatura si è abbassata a tal punto che tutti gli equipaggi preferiscono pernottare nelle accoglienti camere di un complesso turistico piuttosto che cercare ricovero notturno nelle loro 2CV.
Solo il Capitano sceglie di dormire in auto, ma nel tepore che gli garantisce il riscaldamento autonomo del suo mezzo.

La seconda giornata di trasferimento è all’insegna del sole che mitiga le temperature d’alta quota. I chilometri da percorrere non sono tanti e ce la prendiamo comoda.
Sui percorsi di montagna il gruppo viaggia intorno ai 50-70 km/h, sia per godere lo spettacolo dei luoghi attraversati che per rispettare i limiti di velocità: le pattuglie di polizia incontrate sono infatti numerose e alcune di esse sono munite di rilevatore di velocità.

Una delle auto manifesta problemi di messa in moto e ha il minimo irregolare. È così che si approfitta di una sosta in riva a un lago artificiale per consumare un pranzo al sacco e regolare le valvole sperando di avere individuato l’origine del malfunzionamento. L’intervento ha successo, e dopo un paio di soste in luoghi panoramici lungo il corso del fiume Ziz, arriviamo al camping che ci ospiterà per la notte.
Trovare un campeggio non è cosa difficile in Marocco; più raro è imbattersi in servizi igienici efficienti e puliti. Quasi sempre la rubinetteria non funziona correttamente, lo sciacquone è sostituito da un secchiello e l’impiantistica elettrica è molto approssimativa. Chi non riesce a rinunciare alla doccia quotidiana farà bene a scegliere altre destinazioni.

La nostra prossima meta è la cosiddetta “pista proibita” che corre parallela al confine algerino e che fu teatro della Dakar degli anni più belli. Abbiamo preso contatto con una guida locale di cui ci siamo serviti in passato, e domani ci attenderà con il suo 4×4 per trascorrere un paio di giorni in pieno deserto. L’intenzione è quella di fare un “bivouac sauvage” sotto le stelle del Sahara; le temperature saranno sicuramente molto basse ma la legna per il fuoco da campo ce la siamo già procurata.
Il richiamo del deserto ci comunica una sensazione di piacevole ansia.

Il prossimo aggiornamento tra due o tre giorni.

Inviato da Bruno Pelligra