Fort Bou Jerif è una postazione militare costruita dai francesi nel 1935 e abbandonata alla metà degli anni Cinquanta assieme alle loro velleità espansionistiche in terra d’Africa. A poche centinaia di metri dalle rovine del forte, tra cactus e fichidindia, sorge un hotel-camping che prende il nome dall’avamposto militare e che col trascorrere degli anni è divenuto il luogo d’incontro dei viaggiatori che battono le piste del sud marocchino.
Agli attrezzatissimi fuoristrada diretti in Mauritania e verso altre leggendarie mete del continente nero si è aggiunta la nostra sgangherata carovana bicilindrica per trascorrere l’ultima notte dell’anno.
In osservanza allo stile che ci appartiene, ci guardiamo bene dal partecipare al cenone che i gestori della struttura hanno preparato per la clientela più chic e danarosa (e noi non rientriamo certamente in questa categoria), ed è così che, dopo avere dato fondo a tutte le risorse della cambusa di bordo, ci scambiamo gli auguri di rito prima di trovare ricovero notturno nelle nostre auto. Non sono ancora le 23 (le 22 in Italia), e di lì a poco si spegnerà il generatore di corrente del campeggio segnando così la conclusione dell’ultima giornata dell’anno.

Il 2018 inizia col tentativo di raggiungere la costa atlantica per mezzo di una pista che, in una quindicina di chilometri, unisce i ruderi del forte con la celebre Plage Blanche. Proposito troppo ambizioso il nostro, al punto che siamo costretti a invertire la marcia quando il tracciato diventa impegnativo anche per i mezzi fuoristrada.

Prima di arrivare a Tiznit percorrendo la strada costiera, facciamo una pausa pranzo all’uscita della cittadina turistica di Sidi Ifni, dove una moltitudine di pensionati tedeschi e francesi sverna in campeggi stanziali nei quali riproducono le abitudini di vita di tutto l’anno ma beneficiando di un clima più favorevole.
Certamente meno conformiste sono le due donne italiane che ci capita di conoscere mentre consumiamo un pasto veloce nei pressi di una spiaggia oceanica: infatti entrambe hanno scelto di vivere a bordo dei loro camper per gran parte dell’anno, e proprio in questo angolo di Marocco si sono incontrate casualmente.
Ci raccontano in breve le loro storie personali e le motivazioni alla base di una scelta tanto inconsueta quanto affascinante.
Quando le salutiamo non possiamo fare a meno di provare ammirazione e un po’ d’invidia per la libertà che hanno saputo conquistarsi.
Sarebbe bello incontrarle fra qualche tempo, ancora on the road.

Inviato da Bruno Pelligra