È stata la meta preferita del movimento hippy; da queste parti hanno soggiornato Frank Zappa, i Rolling Stones ed Eric Clapton, e la leggenda vuole che il grande chitarrista nero Jimi Hendrix vi abbia lasciato qualche figlio in ricordo del suo amore per questa bella cittadina di pescatori affacciata sull’Atlantico.
Stiamo parlando di Essaouira, animato centro turistico lungo la nostra risalita del Marocco in direzione Tangeri, da cui c’imbarcheremo tra pochi giorni per rientrare in Italia.
I silenzi del del deserto sono ormai alle nostre spalle, e siamo sopravvissuti al traffico “europeo” della tangenziale di Agadir. Prima d’imboccare l’autostrada che segnerà la conclusione della nostra piccola avventura, cerchiamo di assaporare gli ultimi sapori d’Africa gustando l’ennesimo tè in un modesto bar che – a detta del gestore – avrebbe ospitato il grande Jimi mentre componeva la sua “Castel made of sand”. La storia appare verosimile, e comunque ci piace pensare che sia autentica.

Si respira un’aria permissiva in questa cittadina di mare e, con un po’ di circospezione, riusciamo a farci servire alcune bottiglie di birra, ma non ai tavoli dei locali in prossimità della moschea.
La tolleranza arriva al punto che nessuno ha da ridire se le piazzole del campeggio che ci ospita vengono adibite ad officine meccaniche per intervenire su un paio di 2CV bisognose di riparazioni indifferibili: in un caso si tratta di un carburatore danneggiato dalle vibrazioni della pista, mentre un grave problema alla vettura dell’equipaggio romano costringe i meccanici del gruppo a smontare il gruppo motore/cambio.
Trascorre così un’intera mattina, ma ciò non costituisce un problema perché conserviamo una giornata d’anticipo sulla tabella di marcia che ci consente di far fronte agli imprevisti senza incorrere in patemi d’animo.

Inviato da Bruno Pelligra