La culla della 2CV

Facciamo uno “scalo tecnico” al campeggio comunale di Cuneo.
Lo conosciamo bene perché ci abbiamo soggiornato più volte in quanto la città può definirsi a pieno titolo la culla del duecavallismo nostrano: qui nacque il primo club italiano oltre una ventina d’anni fa, e nei dintorni c’è anche uno dei gruppi più longevi di appassionati, quello degli Zoccoli Duri.
Lo ricordiamo ai suoi esordi, un manipolo di giovani esuberanti che scarsa pietà aveva delle loro auto e, soprattutto, dei vicini di tenda in occasione dei raduni. Memorabile è rimasta una gimkana in piena notte tra le piazzole di un camping svizzero: in quell’occasione si sfiorò l’incidente diplomatico tra l’Italia e la Confederazione Elvetica.
La notizia della nostra presenza in città li mobilita tutti, e nel giro di poche ore ci troviamo partecipi di una grande tavolata in nostro onore, alla quale partecipano anche Franco, il mega-presidente dello storico club di Beinette, il leggendario Lucajack con famiglia, oltre naturalmente al Comitato Organizzativo Zoccoli Duri al gran completo.
Non pensiamo di meritare tanta dimostrazione d’affetto, e questo, per due persone schive quali siamo, è motivo di piacevole imbarazzo e al tempo stesso di commozione.
Essere anticonformisti vuol dire anche condividere interessi con chi, come noi, conta almeno venti anni in più dell’età media dei partecipanti a quella tavolata, e sicuramente gli Zoccoli Duri non ci hanno chiesto alcun documento anagrafico.

Ma la dimostrazione di come la passione per un’auto può assumere forme tanto diverse, e contemporaneamente costituire terreno d’intesa, ci viene offerta dall’amico Sergio allorché ci porta nella sua cascina a pochi chilometri dal capoluogo.
Attigua all’abitazione si trova la sede del C.O.Z.D. che si riunisce ogni martedì per organizzare le attività del gruppo, mentre, poco distante, una costruzione rurale ospita reperti citronici di ogni epoca e tipo: la luce delle torce dà vita a forme familiari, a quanto resta di ciò che un tempo era un auto, e a quello che attende di ridiventarlo, sagome intuite, volumi spettrali che emergono dal buio… Tutto sembrerebbe suggerire l’idea della fine, eppure è una prova di grande amore per le cose e per la vita.

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