Vita in plein air (?)

Dopo molte notti di camping sauvage, sentivamo la necessità di fare capo a una struttura organizzata per i necessari rifornimenti.
Il perimetro del lago Maggiore è un susseguirsi di campeggi, ed essendo già tramontato il sole, ne scegliamo uno a caso.
Quando varchiamo la soglia d’ingresso, la reception è chiusa da una decina di minuti, e non abbiamo il tempo di spiegare le nostre intenzioni alla sorvegliante, che veniamo dirottati altrove: “Provate più avanti – ci liquida sbrigativamente un’acida signora – di campeggi ce ne sono tanti e qui è già chiuso.”
Approdiamo così a una sorta di mega-villaggio i cui gestori, certamente più ospitali, ci assegnano una piazzola circondata da case mobili (ma tali solo di nome), roulottes che hanno messo le radici tra tendalini e pre-ingressi in pino di Svezia, oltre a qualche tenda che per dimensioni potrebbe competere con quelle della Protezione Civile.
Parcheggiamo con discrezione la nostra furgonetta, ceniamo in maniera frugale e prendiamo sonno.
La luce del mattino ci mostra ancora più chiaramente che cosa è diventata la pratica della vacanza in campeggio: non esiste piazzola che non abbia la sua antenna parabolica rivolta verso il patrio telegiornale (italico, germanico o elvetico che sia non fa differenza), le verande mostrano impudicamente la quotidianità di famigliole venute d’oltralpe a godersi l’ultimo sole del Belpaese, e c’è perfino chi ostenta l’utilitaria come appendice al traino del teutonico motorhome.
In una vita all’aria aperta ridotta a messa in scena di abitudini cittadine, non poteva mancare l’angolo verde con i nanetti di gesso.

07-01

Una 2CV alla corte di Roberto

Dopo avere costeggiato il lago fin quasi al confine svizzero, imbocchiamo una stretta, tortuosa e spettacolare strada di montagna che ci porterà a Santa Maria Maggiore.
Siamo alla ricerca di Roberto, il proprietario di un ristorante-pizzeria che, oltre a cavarsela egregiamente tra forno e fornelli, sa maneggiare tanto bene gli attrezzi da officina da avere restaurato perfettamente un furgone HY. Il mezzo, che nei suoi anni più verdi fungeva da boucherie ambulante nella provincia francese, adesso, revisionato nella meccanica e riverniciato di un arancione brillante, richiama clienti nel locale del neo amico citronico.
Per la verità la nostra visita gli giunge del tutto inaspettata, perché non siamo riusciti a contattarlo nonostante i tentativi, ma la sua accoglienza è ugualmente calorosa.
Seduti a un tavolo del Cortiletto (questo il nome del ristorante situato in via Cavalli 20, nel cuore del centro storico) finiamo col trascorrere la serata chiacchierando, come da copione, di vecchie auto, scooter e viaggi già archiviati, in progetto, o solamente sognati.
Ed è proprio dall’antica corte su cui si affaccia il locale che vi scriviamo queste righe: sarà il ricovero per noi e per la nostra AK nella notte appena iniziata.

07-02