Il Citroranch, o l’arte del riciclo.

Approfittiamo di trovarci ancora una volta a Cuneo, per spostarci di pochi chilometri fino alla cascina di Luca e Rosanna.
È un luogo che conosciamo bene, ma che non smette di stupirci perché non è mai uguale a se stesso. È il regno del design citronico, del riciclo creativo, delle citazioni del passato che non diventano banale nostalgia del tempo che fu.
Ogni pezzo di ferro, ogni trave di legno di questo luogo speciale ha una storia, senza essere una reliquia imbalsamata; anzi, ha assunto nuove funzioni pur non perdendo la sua identità: il binario di un vecchio trenino è diventato così il rinforzo di un cancello, anch’esso strappato alla fonderia, e i blocchi lignei che ricoprivano il pavimento di un’officina per mezzi pesanti continuano a svolgere la loro funzione nel garage che ospita le bicilindriche dei padroni di casa.
Ogni frammento che altre mani avrebbero destinato alla discarica, qui riceve una nuova esistenza e viene riciclato creativamente senza tradire le antiche funzioni: la targa smaltata ritorna sull’uscio di casa, il vecchio orologio da bar segna le ore di un tempo ormai trascorso, e perfino la grata di una cella carceraria sbarra l’ingresso a eventuali visitatori indesiderati.
Nell’officina convivono tranquillamente un paio di fumose Trabant d’oltre cortina con una Peugeot 104 frutto di un lascito testamentario, una grintosa Moto Guzzi con un anziano ciclomotore Ducati, e ciò che resta di una Renault 4 con un numero imprecisato di 2CV, Dyane, DS e HY…
Beh, non è un caso che il primogenito dei nostri amici si chiama André!

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