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Lasciamo Verona per addentrarci in quello che è stato l’operoso nord-est, e che oggi risente della crisi come ogni altra parte del paese. Il calo della produzione ha avuto come conseguenza una diminuzione del traffico automobilistico in generale e di quello pesante in particolare. Questo almeno è quanto riferiscono gli esperti, ma stentiamo a crederlo.
Infatti procediamo incolonnati per decine di chilometri, inseguendo l’illogica sequenza di cartelli stradali che impongono limiti di velocità che variano in qualche centinaio di metri dai 70 ai 30 km/h, per poi risalire ai 50 e quindi ancora ai 70, in un carosello schizofrenico che pare concepito per far cadere l’ingenuo automobilista in una trappola elettronica che costa centinaia di euro e vari punti sulla patente. Speriamo bene…

Improvvisamente, poco prima di entrare a Montecchio Maggiore, ecco un’oasi di verde e di bellezza in mezzo a una selva di industrie cresciute disordinatamente ai lati della strada.
Alcune aziende, non potendo contare su un’immagine spendibile, hanno associato il loro nome a squadre di calcio o a campioni delle due ruote, o magari a qualche attore popolare. La Bisazza, che produce e commercializza mosaici per l’architettura e l’arredamento, ha invece pensato di trasformare i suoi vecchi stabilimenti in una sede espositiva per opere la cui realizzazione è stata affidata a grandi artisti contemporanei, con l’unica condizione che il materiale utilizzato fosse il mosaico.
Entrare nel parco in cui si trovano i padiglioni è già un’esperienza che purifica gli occhi dopo tanti chilometri di caos visivo, ma girare nelle sale tra le opere di Paladino, Mendini, Sottsass e tanti altri artisti di fama internazionale, dimostra come l’industria non è per forza saccheggio del territorio e devastazione ambientale.

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Ritornati sulla strada, ci dirigiamo verso un paesino del trevigiano dove ci attendono Robin e Chiara, una coppia di amici citronici con i quali trascorremmo una piacevolissima vacanza nella Slovenia degli anni Novanta, dopo aver partecipato in loro compagnia al raduno mondiale della 2CV. A quei tempi noi eravamo già entrati nell’età… matura, e loro erano poco più che due ragazzi, reduci da un memorabile soggiorno londinese; eppure non avvertimmo alcuna preclusione nei confronti nostri che, per differenza d’età, avremmo potuto essere i loro zii.
Da allora ci siamo rivisti più volte in occasione di raduni, e la famiglia è cresciuta tanto da richiedere l’acquisto di un fantastico furgone H. Ma ritrovarsi a casa loro ha un sapore del tutto speciale, significa conoscere una dimensione della loro quotidianità fino ad oggi solo immaginata, annusare l’odore di legno e colla del laboratorio in cui Robin restaura con maestria vecchi mobili e, ovviamente, curiosare nel garage in cui custodisce i suoi due H e la furgonetta AK, sorella maggiore della nostra.
Quando lasciamo il borgo in collina, siamo compiaciuti per le ore ritrovate, e per i ricordi che non hanno il sapore della nostalgia perché l’intesa che si era creata quasi vent’anni addietro è ancora vitale.

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Avvicinandoci a Udine, il paesaggio diventa gradualmente più ordinato, e finalmente il sole torna a splendere saturando i colori dopo il grigiore autunnale. Speriamo che il bel tempo duri, perché per il giorno di festa che si avvicina, il gruppo friulano delle Latte ha organizzato un’escursione alla quale parteciperemo. Ma prima andremo a trovare due nuovi amici conosciuti nella stagione dei raduni che si è appena conclusa.