Divieto di sosta

Pizzighettone, la bella cittadina in provincia di Cremona che recentemente ha ospitato un raduno dedicato alle Ami, meriterebbe una visita più approfondita, ma il tempo piovoso ci permette unicamente di percorrere un breve sterrato panoramico che costeggia il fiume Adda.
Ripromettendoci di ritornare a primavera, ci dirigiamo in direzione di Mantova lungo una statale interessata da un intenso traffico pesante, ma comunque paesaggisticamente piacevole. E poi qualche squarcio d’azzurro fa apparire meno ostili le sagome dei TIR che ci precedono o che incrociamo tra i vortici d’aria mista a fanghiglia.

Quando arriviamo a Verona è già pomeriggio inoltrato, e prima d’incontrare l’amico Paolo che ci attende nella sua casa in collina, decidiamo di fare un giro nel centro storico di quella città in cui al turista è vietato tutto fuorché spendere denaro, poco importa se nei negozi delle più prestigiose firme dell’alta moda o nelle bancarelle straripanti del peggiore ciarpame che si possa immaginare.
Si vende ogni cosa, dall’abito firmato all’Italian Ice Cream, dalle calzature di lusso alle mascherine che ricordano il carnevale di Venezia e che lo straniero medio finisce con l’associare al made in Italy almeno quanto l’amore romantico e inossidabile di Giulietta e Romeo.
Questo spirito mercantile, che strizza l’occhio e la tasca al turista, si associa a una intransigente politica del divieto, per cui gelati e sandwiches si possono acquistare (anzi, si devono acquistare) ma il loro consumo non è consentito sulla pubblica via; allo stesso modo è vietato sedersi sulle scalinate ma è preferibile farlo ai tavoli di un bar, e inoltre non ci si può distendere sulle panchine né suonare la chitarra per la strada. In cambio è permesso ritrarre (a pagamento) una coppia di centurioni che sosta davanti all’Arena per la gioia delle comitive.

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Nonostante la casa di Paolo sia arroccata in collina come un felice eremo, il navigatore ci porta diligentemente a poche centinaia di metri da essa, ma quando per un eccesso di scrupolo chiediamo istruzioni telefoniche al nostro amico, un malinteso ci fa imboccare uno scosceso viottolo, decisamente troppo in pendenza per il peso e la potenza della nostra furgonetta. Anzi, talmente ripido che a un certo punto non siamo più in grado di procedere, e al tempo stesso non riusciamo a tornare sui nostri passi perché l’AK scivola pericolosamente all’indietro nonostante i freni tirati allo spasimo.
L’operazione di soccorso dura quasi un’ora, e mobilita un discreto numero di “volontari”, che alla fine ci tolgono da quella scomoda situazione.

Dopo tanta agitazione, la serata si conclude davanti alla tavola, e il buon cibo contribuisce a farci dimenticare la tensione di quei momenti. È certo che d’ora in poi, prima di confrontarci con pendenze simili, noi gente della “bassa” ci penseremo bene.

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