Per sempre nomadi?

L’area di sosta presso la quale abbiamo pernottato nelle due giornate torinesi si trova sulla strada per la basilica di Superga, ed è abbastanza silenziosa se si considera la sua ubicazione a mezz’ora dal centro della città.
Abbiamo trovato posto tra una dozzina di camper, alcuni con targa straniera, altri immatricolati in Italia. Questi ultimi, per dirla con un giro di parole, non ci sembrano in perfette condizioni d’uso, diciamo che ci appaiono un po’… trascurati. Colpa della crisi economica che non manca di fare sentire i suoi effetti sul turismo itinerante? Mah!
Forse anche i camperisti che ci circondano sarebbero autorizzati a pensare la stessa cosa alla vista del nostro modesto e antiquato veicolo; siamo quantomeno certi di destare la loro curiosità, perchè un giovane si avvicina per chiederci lumi sulla nostra automobile che, secondo le sue scarse cognizioni in materia, sarebbe una Fiat Topolino.
Spieghiamo a Salvatore – con questo nome si è presentato l’amico dalla carnagione scura e l’accento campano – che trattasi invece di una storica utilitaria francese, la Citroën 2CV, ormai prossima a raggiungere i quarant’anni di vita.
A quel punto s’illumina in viso e ci dice orgoglioso che la sua autocaravan Roller su meccanica Ford Transit ha superato la trentina.
È fatta, abbiamo trovato l’intesa su un tema che condividiamo: l’utilizzo di veicoli abitabili ultratrentennali.
Dopo un lungo confronto tra prestazioni, consumi e dotazioni dei rispettivi mezzi, e non senza avere affrontato buona parte degli argomenti che accomunano i possessori di veicoli da campeggio, fatalmente il discorso cade sui viaggi, e Salvatore afferma orgoglioso che col suo camper ha viaggiato moltissimo:
soprattutto in Umbria – ci tiene a dire – ma anche in Toscana e nel Lazio, ma ora si trova fermo da un paio di mesi in quella piazza di Torino, in compagnia del padre, del fratello, del cugino e di altri parenti che soggiornano a bordo degli altri camper parcheggiati lì intorno.
Quando le temperature si abbasseranno per l’arrivo della brutta stagione, si sposteranno a sud.
Siamo contenti di aver fatto la conoscenza di Salvatore, e almeno per un quarto d’ora anche noi ci sentiamo autentici nomadi.

Viaggio nel ludo-antro

I raduni costituiscono una buona occasione per fare la conoscenza di altri malati di citronite. In quelle 48 ore trascorse in comunità, si mescolano nel calderone luoghi, nomi, musica, consigli meccanici e ricette di vita; oltre a numerosi boccali di birra, naturalmente. Quando va bene si pongono le premesse per nuove amicizie, che solo successivamente e in condizioni più favorevoli verranno approfondite, perché troppo effimero è il tempo del raduno per andare oltre le impressioni epidermiche.

La conoscenza che avevamo di Ludo e di Watson, peraltro frequentatori occasionali delle adunate bicilindriche, era in gran parte frutto di qualche scambio di email e dei contributi al forum 2CV di cui costituiscono le colonne portanti (il ricorso al nick name è la conseguenza della loro identità virtuale).
Premesse a un’amicizia, ma niente di più.
Ritrovarsi oggi nel ludo-antro, il garage-officina dove prendono forma onirici incroci tra 2CV e AMI 6, dove la saldatrice consolida telai segnati dal tempo e rapporti personali, è stato il primo vero passo verso un’autentica conoscenza.
Un incontro durato un paio d’ore, inframmezzato da un caffè e da molte chiacchiere nelle quali la 2CV era al tempo stesso la protagonista e una finzione per parlare d’altro: ricordi di gioventù, progetti, fantasie che probabilmente non si realizzeranno mai, ma che costituiscono il motivo stesso della vita.
Lasciamo quindi Torino per dirigerci alla volta di Cuneo, prossima tappa del CitroTour, ben consapevoli che da oggi nel capoluogo piemontese potremo contare non solo su un aiuto in caso di difficoltà meccaniche, ma su nuovi e sinceri affetti.

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